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Sassari

 

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Sassari

La città di Sassari è capoluogo della provincia omonima, sul margine del tavolato nord-occidentale che digrada verso il golfo dell'Asinara.

Menzionata per la prima volta nel sec. XI con il nome di Thatari o Tatari, in alcuni diplomi del sec. XIII fu indicata come Castrum Sassaris o Saxi, mentre i Catalani la chiamarono Sasser. All'origine fu un piccolo borgo, che cominciò a svilupparsi nel sec. XII, quando vi si rifugiarono gli abitanti di Torres e dell'Asinara per sfuggire alle incursioni dei Saraceni. Entrata quindi a far parte del giudicato di Arborea, divenne un ricco centro commerciale e nel 1236 si costituì in libero comune sotto il controllo dei Pisani, che nel 1267 la occuparono e la cedettero a Genova nel 1288. Ribellatasi ai Genovesi, la città si diede agli Aragonesi (1323), che la tennero quasi ininterrottamente fino al 1527, fortificandola contro gli attacchi dei pirati barbareschi, i quali riuscirono comunque a danneggiare la città per ben sette volte (dal 1524 al 1639). Nei secc. XI-XVII Sassari fu colpita da tre epidemie di peste (1528, 1580, 1652), che ne decimarono la popolazione; a ciò si aggiunse la cattiva amministrazione aragonese, che accelerò la decadenza della città, la cui situazione economica non migliorò neppure sotto i Savoia, a cui passò nel 1720, seguendone da allora le sorti politiche. Nel 1812-16 subì una grave carestia e nel 1848 si ribellò contro i gesuiti, ritenuti causa di oppressione e cacciati nel 1848. Durante la prima guerra mondiale si distinse per l'eroismo della sua Brigata Sassari.

La città odierna, sede di università, è costituita da una parte vecchia con vie strette e tortuose, e da una parte nuova, con pianta a scacchiera; i suoi quartieri si estendono nella piana di Baddi Manna e sul colle dei Cappuccini, oltre le mura (in gran parte abbattute) e lungo la strada per Porto Torres. La città vecchia conserva notevoli monumenti, tra cui: il duomo romanico (fondato nel sec. XIII; rifatto nei secc. XV-XVI) dedicato a S. Nicola, con un bel campanile e fronte barocca (1714); le chiese di S. Maria di Bethlem (sec. XIII; traformata nel sec. XV; con facciata romanico-gotica) e S. Agostino (sec. XVI; con interni gotici); la fonte Rosello (1606), sotto l'omonimo ponte, ornata di statue. L'università di Sassari, fondata e gestita dai gesuiti (1505-1765), possiede una ricca biblioteca; il Museo Archeologico Nazionale Etnografico G. A. Sanna conserva reperti dell'Età del Rame e del Bronzo, suppellettili e monili di epoca nuragica, resti punici e romani; la sezione etnografica raccoglie costumi regionali sardi, oggetti di artigianato e registrazioni di canzoni popolari. Nei dintorni della città si possono ammirare diversi nuraghi.

L'economia della città è basata sulle sue funzioni amministrative, culturali e commerciali, anche promosse dalla sua ottima posizione, nel punto di convergenza delle principali vie di comunicazione della Sardegna settentrionale. È il principale mercato dei prodotti agricoli (cereali, ortaggi, frutta, olive) della zona circostante e un attivo centro industriale, che opera nei settori alimentare (molini, pastifici, caseifici, oleifici, conservifici, stabilimenti vinicoli), meccanico, chimico, poligrafico, tessile (cotonifici), dell'abbigliamento, dei materiali da costruzione, del vetro, del legno, dei mobili. Caratteristica è la lavorazione artigianale del sughero. Il turismo, per cui la città possiede buone attrezzature ricettive, è soprattutto sviluppato nel centro balneare di Sassari Marina, in località Abba currente. Sassari è collegata per strada e per ferrovia a Porto Torres, suo sbocco al mare, e a Cagliari per ferrovia.